AiutarSÌ

Francesca: l'emozione di essere volontari in un reparto di pediatria

Ciao a tutti, sono Francesca, vengo da Napoli e ho sempre avuto una passione per i bambini. Verso i 15 anni guardando il film “Patch Adams” scoprii il mondo della clownterapia. Al secondo anno di università ho capito di essere finalmente pronta per questa esperienza, non solo psicologicamente ma anche perché avrei potuto dedicarle il giusto tempo. Cercai su Google le associazioni nella mia zona e così contattai ABIO (Associazione per il Bambino In Ospedale) che dopo poco mi inviò una comunicazione sui corsi di formazione. Per entrare in questo mondo devi essere ben preparato a quello che vivrai una volta entrato in reparto, ma alla fine non lo capisci veramente fin quando non lo tocchi con mano.

Sono stata assegnata a 3 reparti: cardiologia pediatrica, cardiochirurgia pediatrica e trapianti di cuore. Quando entri in un reparto pediatrico ti senti sorpreso di vedere così tanti bambini che hanno bisogno di assistenza, ma anche del grande amore nei loro confronti da parte di medici e infermieri. Capisci subito che lì non si parla di numeri quando si pensa ai pazienti, ma di famiglia, e all’improvviso ne fai parte anche tu. Diventi giocatore professionista di carte uno, bari e passi le carte sotto il tavolo ai bambini per farli ridere e vincere, inizi a manipolare palloncini e a fare piccoli animaletti che terranno loro compagnia nei lunghi pomeriggi di degenza, diventi esperto in puzzle e in giochi che non avevi mai sentito prima e dove non serve il libretto delle istruzioni, perché le regole si decidono insieme, per divertirsi di più.

Presto capisci quanto sia importante per una mamma preoccupata fare una semplice chiacchierata e per i ragazzini più grandi parlare con un loro quasi coetaneo e rivivere la loro età anche per una mezz’ora. Negli altri volontari rivedi te stesso e capisci che anche se ci si conosce da poco si è uniti per sempre da un fortissimo legame. Il grande lavoro di un volontario lo capisci quando un bimbo ti dice “Finalmente sei arrivato, è una settimana che ti aspettavo” o quando una mamma ti chiede se l’indomani ci sarà il tuo turno. A volte capita che purtroppo un bimbo non riesca a superare la sua battaglia, ma neanche qui si esaurisce il lavoro del volontario, perché sa che nei sorrisi che donerà riuscirà anche per un attimo a farlo rivivere.

Io so che quello che faccio fa star bene loro, ma quello che ho ricevuto in questa esperienza sarà sempre più grande. Sono loro ad aver arricchito me con i loro sorrisi e non il contrario. Mi hanno donato un cuore più grande e ho capito di essere molto più fortunata di quanto pensassi. Queste sono esperienze che cambiano la vita, la tua e quella delle persone che incontri. Per questo sostengo AiutarSì nel suo tentativo di facilitare questo incontro. Non vedo l’ora di tornare in reparto per vivere di nuovo quella sensazione che ti pervade quando entri, tiri un sospiro e pensi: “Finalmente sono nel mio posto del cuore”.

Francesca: l'emozione di essere volontari in un reparto di pediatria

Ciao a tutti, sono Francesca, vengo da Napoli e ho sempre avuto una passione per i bambini. Verso i 15 anni guardando il film “Patch Adams” scoprii il mondo della clownterapia. Al secondo anno di università ho capito di essere finalmente pronta per questa esperienza, non solo psicologicamente ma anche perché avrei potuto dedicarle il giusto tempo. Cercai su Google le associazioni nella mia zona e così contattai ABIO (Associazione per il Bambino In Ospedale) che dopo poco mi inviò una comunicazione sui corsi di formazione. Per entrare in questo mondo devi essere ben preparato a quello che vivrai una volta entrato in reparto, ma alla fine non lo capisci veramente fin quando non lo tocchi con mano.

Sono stata assegnata a 3 reparti: cardiologia pediatrica, cardiochirurgia pediatrica e trapianti di cuore. Quando entri in un reparto pediatrico ti senti sorpreso di vedere così tanti bambini che hanno bisogno di assistenza, ma anche del grande amore nei loro confronti da parte di medici e infermieri. Capisci subito che lì non si parla di numeri quando si pensa ai pazienti, ma di famiglia, e all’improvviso ne fai parte anche tu. Diventi giocatore professionista di carte uno, bari e passi le carte sotto il tavolo ai bambini per farli ridere e vincere, inizi a manipolare palloncini e a fare piccoli animaletti che terranno loro compagnia nei lunghi pomeriggi di degenza, diventi esperto in puzzle e in giochi che non avevi mai sentito prima e dove non serve il libretto delle istruzioni, perché le regole si decidono insieme, per divertirsi di più.

Presto capisci quanto sia importante per una mamma preoccupata fare una semplice chiacchierata e per i ragazzini più grandi parlare con un loro quasi coetaneo e rivivere la loro età anche per una mezz’ora. Negli altri volontari rivedi te stesso e capisci che anche se ci si conosce da poco si è uniti per sempre da un fortissimo legame. Il grande lavoro di un volontario lo capisci quando un bimbo ti dice “Finalmente sei arrivato, è una settimana che ti aspettavo” o quando una mamma ti chiede se l’indomani ci sarà il tuo turno. A volte capita che purtroppo un bimbo non riesca a superare la sua battaglia, ma neanche qui si esaurisce il lavoro del volontario, perché sa che nei sorrisi che donerà riuscirà anche per un attimo a farlo rivivere.

Io so che quello che faccio fa star bene loro, ma quello che ho ricevuto in questa esperienza sarà sempre più grande. Sono loro ad aver arricchito me con i loro sorrisi e non il contrario. Mi hanno donato un cuore più grande e ho capito di essere molto più fortunata di quanto pensassi. Queste sono esperienze che cambiano la vita, la tua e quella delle persone che incontri. Per questo sostengo AiutarSì nel suo tentativo di facilitare questo incontro. Non vedo l’ora di tornare in reparto per vivere di nuovo quella sensazione che ti pervade quando entri, tiri un sospiro e pensi: “Finalmente sono nel mio posto del cuore”.