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Luca: "Non gli sarò mai abbastanza riconoscente per la forza che mi ha donato e la sua voglia di sognare..."

A scriverci è Luca, volontario per AGOP Napoli nel reparto di oncologia pediatrica SUN, nonchè laureato in Architettura presso l’università Federico II di Napoli.

La prima volta che entrai in reparto ero agitato. Cosa poteva mai dare di speciale un ragazzo che aveva da poco compiuto diciotto anni a dei bambini e genitori che lottano quotidianamente contro il cancro? Ben presto però, mi resi conto che stavo vedendo la questione da una prospettiva sbagliata. Perché vedete fare del bene, fare IL BENE, è molto simile ad un piccolo seme che mette radici nel profondo e che, germogliando, spacca gli argini dell’indifferenza

Sono tanti i ricordi che porto con me di quest’esperienza, ma uno in particolare mi ha decisamente cambiato. Un ragazzo, che da poco aveva compiuto sedici anni, si ritrova a passare buona parte della sua adolescenza in ospedale. La sua grinta ed il suo carisma lo fanno diventare fin da subito un punto di riferimento per gli altri piccoli pazienti del reparto di oncologia, per i loro genitori e per noi volontari. La voglia di cercare il lato positivo in ogni cosa è talmente forte in lui che riesce a mettere a segno il primo round contro questa malattia. Per parecchio tempo infatti, il ragazzo torna a trascorre la sua vita e la sua quotidianità. Il cancro però è una malattia viscida, schifosa e quando meno te lo aspetti decide di riaprire la partita sul più bello, quando ormai pensi che il peggio sia passato.

Dopo quasi due anni infatti, lo rivedo in ospedale: ormai è diventato un uomo. È consapevole che questa volta sarebbe stata molto più dura portare a casa la vittoria. Le settimane passano senza portare con sé buone notizie. Le condizioni peggiorarono rapidamente, tanto che il ragazzo rimane bloccato nel letto senza poter uscire della sua stanza. Non potendolo più sfidare a fifa e scambiare due chiacchiere in sala giochi (per la cronaca, non ho mai vinto una partita) ci ritroviamo a trascorrere i nostri pomeriggi a parlare del più e del meno come due vecchi amici nella sua stanza. E lì che ho trascorso dei pomeriggi indimenticabili. Non sarò mai abbastanza riconoscente per tutte le cose belle che mi ha raccontato, dei suoi tanti segreti confidati, della forza che mi ha donato e la sua voglia di sognare nonostante una malattia ti costringa a rimanere a letto. Purtroppo, in una calda serata di fine agosto, il cancro si è ripreso la sua rivincita, lasciando una voragine nei nostri cuori.

Vedete, ho sempre creduto che entrando in quel reparto dovessi donare tutto quello che di buono avessi da offrire e credetemi ho fatto del mio meglio per riuscirci. Ma la verità è che, inevitabilmente, si riceve sempre più di quello che si dà…
Grazie di tutto P.

Luca: "Non gli sarò mai abbastanza riconoscente per la forza che mi ha donato e la sua voglia di sognare..."

A scriverci è Luca, volontario per AGOP Napoli nel reparto di oncologia pediatrica SUN, nonchè laureato in Architettura presso l’università Federico II di Napoli.

La prima volta che entrai in reparto ero agitato. Cosa poteva mai dare di speciale un ragazzo che aveva da poco compiuto diciotto anni a dei bambini e genitori che lottano quotidianamente contro il cancro? Ben presto però, mi resi conto che stavo vedendo la questione da una prospettiva sbagliata. Perché vedete fare del bene, fare IL BENE, è molto simile ad un piccolo seme che mette radici nel profondo e che, germogliando, spacca gli argini dell’indifferenza

Sono tanti i ricordi che porto con me di quest’esperienza, ma uno in particolare mi ha decisamente cambiato. Un ragazzo, che da poco aveva compiuto sedici anni, si ritrova a passare buona parte della sua adolescenza in ospedale. La sua grinta ed il suo carisma lo fanno diventare fin da subito un punto di riferimento per gli altri piccoli pazienti del reparto di oncologia, per i loro genitori e per noi volontari. La voglia di cercare il lato positivo in ogni cosa è talmente forte in lui che riesce a mettere a segno il primo round contro questa malattia. Per parecchio tempo infatti, il ragazzo torna a trascorre la sua vita e la sua quotidianità. Il cancro però è una malattia viscida, schifosa e quando meno te lo aspetti decide di riaprire la partita sul più bello, quando ormai pensi che il peggio sia passato.

Dopo quasi due anni infatti, lo rivedo in ospedale: ormai è diventato un uomo. È consapevole che questa volta sarebbe stata molto più dura portare a casa la vittoria. Le settimane passano senza portare con sé buone notizie. Le condizioni peggiorarono rapidamente, tanto che il ragazzo rimane bloccato nel letto senza poter uscire della sua stanza. Non potendolo più sfidare a fifa e scambiare due chiacchiere in sala giochi (per la cronaca, non ho mai vinto una partita) ci ritroviamo a trascorrere i nostri pomeriggi a parlare del più e del meno come due vecchi amici nella sua stanza. E lì che ho trascorso dei pomeriggi indimenticabili. Non sarò mai abbastanza riconoscente per tutte le cose belle che mi ha raccontato, dei suoi tanti segreti confidati, della forza che mi ha donato e la sua voglia di sognare nonostante una malattia ti costringa a rimanere a letto. Purtroppo, in una calda serata di fine agosto, il cancro si è ripreso la sua rivincita, lasciando una voragine nei nostri cuori.

Vedete, ho sempre creduto che entrando in quel reparto dovessi donare tutto quello che di buono avessi da offrire e credetemi ho fatto del mio meglio per riuscirci. Ma la verità è che, inevitabilmente, si riceve sempre più di quello che si da…
Grazie di tutto P.