AiutarSÌ

L'esperienza di Giulia nel carcere minorile: c'è sempre qualcosa da imparare.

Ciao, mi chiamo Giulia, ho 23 anni, sono del Friuli Venezia Giulia, ma attualmente, per motivi di studio, vivo in Emilia Romagna. All’età di 8 anni ho deciso di entrare a far parte degli scout e questa scelta è stata senza dubbio una delle migliori che potessi prendere: mi ha dato la possibilità di vivere esperienze uniche, mettendomi in contatto con diverse associazioni di volontariato che, altrimenti, non avrei mai conosciuto.

Potrei raccontare di centinaia di iniziative a cui ho avuto la fortuna di prendere parte, ma se dovessi scegliere solo una tra le esperienze di volontariato che più mi ha segnata negli ultimi 10 anni, andrei indietro fino al 2015, quando ho avuto l’opportunità di trascorrere una settimana nel carcere minorile di Bologna. Con me c’ erano altri 10 ragazzi, eravamo tutti maggiorenni e desiderosi di scoprire una realtà spesso troppo distante dalla nostra quotidianità. Non era facile attraversare ogni giorno quei portoni massicci, depositare tutti gli oggetti di uso comune e fare il controllo documenti, ma era necessario per introdursi in un mondo in cui le restrizioni sono all’ ordine del giorno. L’intera settimana è stata un susseguirsi di momenti intensi, fatti di sguardi, parole e mattinate passate a giocare con i ragazzi.

Non dimenticherò mai le sensazioni provate durante una partita di calcio nel campo del penitenziario: per due ore ho giocato con dei coetanei esattamente come avrei fatto nel campetto della parrocchia con gli amici. Le recinzioni che facevano da gabbia intorno al campo era come se fossero svanite, portando con sé anche i motivi per cui i ragazzi si trovavano lì. In quel momento ci siamo visti per ciò che in fondo eravamo tutti: dei ragazzi con tanta voglia di correre dietro ad un pallone e di divertirsi insieme. Le etichette di “volontario” e “detenuto” non c’erano più.

Questa esperienza mi ha permesso di confrontarmi con realtà completamente diverse dalla mia ed al termine della settimana sono arrivata ad una consapevolezza importante. Per quanto male possano aver fatto quei ragazzi, avremo sempre qualcosa da imparare anche da loro. Soprattutto da coloro che pur avendo sbagliato, hanno avuto il coraggio di ricominciare e di intraprendere una strada nuova, sicuramente più difficile, ma anche più libera. Tra quelle quattro mura ho capito che libertà non è non avere restrizioni, ma sapersi porre autonomamente dei limiti che ci permettano di rispettare noi stessi e soprattutto gli altri.

Questa raccontata, ed altre simili esperienze, mi hanno portata a credere nel progetto di AiutarSì: il mondo del volontariato ha bisogno di un trampolino di lancio, di una spinta propulsiva, di qualcuno che permetta la sua diffusione e che permetta, a chi come me ha voglia di mettersi in gioco, di venire a contatto con la vastissima rete di associazioni che permettono di dare una mano a chi ne ha bisogno, e di provare sulla propria pelle che tutto ciò che doniamo di noi, ci torna indietro moltiplicato e ci arricchisce.

L'esperienza di Giulia nel carcere minorile: c'è sempre qualcosa da imparare.

Ciao, mi chiamo Giulia, ho 23 anni, sono del Friuli Venezia Giulia, ma attualmente, per motivi di studio, vivo in Emilia Romagna. All’età di 8 anni ho deciso di entrare a far parte degli scout e questa scelta è stata senza dubbio una delle migliori che potessi prendere: mi ha dato la possibilità di vivere esperienze uniche, mettendomi in contatto con diverse associazioni di volontariato che, altrimenti, non avrei mai conosciuto.

Potrei raccontare di centinaia di iniziative a cui ho avuto la fortuna di prendere parte, ma se dovessi scegliere solo una tra le esperienze di volontariato che più mi ha segnata negli ultimi 10 anni, andrei indietro fino al 2015, quando ho avuto l’opportunità di trascorrere una settimana nel carcere minorile di Bologna. Con me c’ erano altri 10 ragazzi, eravamo tutti maggiorenni e desiderosi di scoprire una realtà spesso troppo distante dalla nostra quotidianità. Non era facile attraversare ogni giorno quei portoni massicci, depositare tutti gli oggetti di uso comune e fare il controllo documenti, ma era necessario per introdursi in un mondo in cui le restrizioni sono all’ ordine del giorno. L’intera settimana è stata un susseguirsi di momenti intensi, fatti di sguardi, parole e mattinate passate a giocare con i ragazzi.

Non dimenticherò mai le sensazioni provate durante una partita di calcio nel campo del penitenziario: per due ore ho giocato con dei coetanei esattamente come avrei fatto nel campetto della parrocchia con gli amici. Le recinzioni che facevano da gabbia intorno al campo era come se fossero svanite, portando con sé anche i motivi per cui i ragazzi si trovavano lì. In quel momento ci siamo visti per ciò che in fondo eravamo tutti: dei ragazzi con tanta voglia di correre dietro ad un pallone e di divertirsi insieme. Le etichette di “volontario” e “detenuto” non c’erano più.

Questa esperienza mi ha permesso di confrontarmi con realtà completamente diverse dalla mia ed al termine della settimana sono arrivata ad una consapevolezza importante. Per quanto male possano aver fatto quei ragazzi, avremo sempre qualcosa da imparare anche da loro. Soprattutto da coloro che pur avendo sbagliato, hanno avuto il coraggio di ricominciare e di intraprendere una strada nuova, sicuramente più difficile, ma anche più libera. Tra quelle quattro mura ho capito che libertà non è non avere restrizioni, ma sapersi porre autonomamente dei limiti che ci permettano di rispettare noi stessi e soprattutto gli altri.

Questa raccontata, ed altre simili esperienze, mi hanno portata a credere nel progetto di AiutarSì: il mondo del volontariato ha bisogno di un trampolino di lancio, di una spinta propulsiva, di qualcuno che permetta la sua diffusione e che permetta, a chi come me ha voglia di mettersi in gioco, di venire a contatto con la vastissima rete di associazioni che permettono di dare una mano a chi ne ha bisogno, e di provare sulla propria pelle che tutto ciò che doniamo di noi, ci torna indietro moltiplicato e ci arricchisce.